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Pino Sola Storia

I MIEI VIAGGI: IL ROSSESE CURLI in una calda giornata d’agosto

Colgo al volo questa pubblicazione uscita con il n. 1 di VERTICALE, una delle ormai molte riviste intorno al panorama del vino, questa però con una tornata di grande qualità. Tra l’altro, uno dei tre assaggiatori è Matteo Gallello, che sicuramente il nostro amico “sanpaolino” Damiano Raschellà conosce come collaboratore di Sandro Sangiorgi di PORTHOS.

Mi è piaciuta molto la rievocazione della storia di CURLI, il nome di un vigneto (cru, come dicono i tecnici) con le dettagliate curiosità sull’estremo lembo di terra ligure e gli approfondimenti preziosi nell’intervista a Giovanna Maccario, produttrice di San Biagio della Cima, che avevo incontrato al Palazzo Ducale, degustando i suoi Rossese, in particolare il Curli. Donna molto ligure, dotta vignaiola, quanto attenta cantiniera “allevatrice” dei suoi splendidi vini.

Le degustazioni della “Verticale di Curli” mi sono abbastanza gradite, soprattutto nelle parti strettamente legate alle condizioni organolettiche dei vini. Un po’ meno nelle descrizioni olfattive che, a mio avviso, sono di una fantasia che mi è parsa troppo ricca di citazioni poetiche. Ma forse sono osservazioni di uno che ha vissuto una vita da ristoratore nel vino, abituato e formato poi, durante l’esperienza di sommelier, a valutarne la reale condizione e cercando soprattutto di concordare e uniformare un giudizio con il gruppo d’assaggio.

Leggendo l’interessantissima narrazione del vigneto CURLI, mi è tornato in mente un incontro (anni ottanta, forse 1983) con il mitico Emilio Croesi, sindaco comunista di Perinaldo per 40 anni. Allego passaggi preziosi e molto puntuali sull’ubicazione del vigneto “CURLI” e la simpatica riscoperta della parola “NOMERANZA”, che è una sintesi del concetto di cru francese.

La NOMERANZA CURLI è collocata nella parte finale della Val Verbone a 350 m s.l.m., in un contesto più continentale rispetto al clima mediterraneo della zona. Esposta a ovest, dista circa 15 km dal Mar Ligure, da cui trae beneficio grazie all’influenza delle correnti: durante la mattina la brezza marina raffredda e asciuga l’umidità notturna. Inoltre, la luce solare riscalda le pietre dei terrazzamenti che, nell’arco della notte, rilasciano il loro calore e smorzano le temperature più basse. Il terreno giallastro dei CURLI è calcareo ma non di origine marina, come altre zone del DOLCEACQUA, ricco di ferro e tungsteno; da questa composizione derivano l’intensità del colore, dei tannini e degli aromi.

Dal Verticale Numero 1

Il nome CURLI era originariamente legato a un macchinario che trasportava la legna appena tagliata a valle. Si trattava di zone disboscate e trasformate in terreni coltivabili. Il vigneto originariamente risale al 1870, quando, dopo una lunga carriera militare, due dei quattro fratelli della famiglia soprannominata dei Colonnelli decidono, una volta in pensione, di produrre vino. Successivamente condotto dai loro nipoti, viene venduto nel 1935 a SILVIO CROESI, maestro delle scuole elementari di PERINALDO, e poi al figlio EMILIO che, dal 1946 fino alla sua morte nel 1986, rimarrà sindaco del piccolo comune ligure.

Dal Verticale Numero 1

Con i compagni di viaggio, Gianni Ferrando (Toe Drue), Violante Sobrero, produttore di Barolo in uno dei più prestigiosi terroir di Langa, e l’amico Luciano, furono due giorni di indimenticabili incontri con il miglior ponente ligure.

L’itinerario ci vide in visita nella piana d’Albenga a casa di Pippo Parodi e famiglia, con il loro Pigato dei Massaretti, il migliore dei vini liguri di allora. Poi al frantoio del fraterno amico di Gianni Ferrando, il buon Meo, ospiti in famiglia, con un coniglio alla ligure e il loro extravergine, un olio per me familiare, che mi accompagna da cinquant’anni. Quella dell’olio taggiasco imperiese è una storia non ancora raccontata con l’importanza che merita, e mi riprometto di approfondire presto. Ma veniamo al terzo incontro con TOMMASO LUPI, nella sua cantina di PIEVE DI TECO, ad assaggiare i suoi vini come il Pornassio, il Pigato, il Vermentino e il Rossese. In compagnia di Tommaso poi a cena presso l’allora prestigioso ristorante da GINO a CAMPOROSSO.

Il giorno dopo, eccoci a PERINALDO a casa di EMILIO CROESI. Erano i primi d’agosto di una solita calda estate. Dal mare di Camporosso a Perinaldo 7 km, arrivo alla casa di Croesi che ci accolse con quella amicizia controllata da buon ligure. Ero da qualche anno cliente del suo Rossese.

Mi ricordo l’assaggio del Rossese Curli, il suo patron dal fisico possente, la nostra convinzione della bontà

del vino e un grande piatto di splendide mele a centro tavola. Ma veniamo all’assaggio della vendemmia 1978. Già dai lampi rubineggianti, si nota un colore molto attraente e una lenta consistenza nel bicchiere, tutta materia da scoprire. Il naso pulito, netto, tutto ponentino, nelle sue tonalità veramente uniche tra i molti Rossese assaggiati. Una rosa di percezioni tra il selvatico, le more e i frutti rossi. Poi, dopo qualche minuto, sensazioni e memorie molto personali della bassa “Bourgogne”. Il gusto molto secco, con una corposità media ma con un corredo di persistenze aromatiche molto uniche e personali. È in questa fase dell’assaggio che il ROSSESE CROESI mostra la sua classe tra confortevoli tracce tanniche e lunghezze della materia, che rendono il “CURLI” un unicum tra i ROSSESE DI DOLCEACQUA. E mantenendo, come sempre in Liguria, una salinità selvaggia a fine bocca.

Croesi, da buon ligure di poche parole, intelligente e curioso, non mancò di chiedere a Violante Sobrero del Barolo e della sua fama di vino grandissimo. Violante rispose con una sua prestigiosa bottiglia di MONPRIVATO di CASTIGLIONE FALLETTO.

Queste le memorie, un po’ offuscate dagli anni, alla presenza del più celebre vignaiolo ligure e del suo piccolo-grande vino: IL ROSSESE CURLI.

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